Recensione di “The Bianca Trouble Landing” su Metalitalia.com

Si chiamano N.I.B., ma, nel loro caso, l’acronimo utilizzato, ‘None Is Back’, è leggermente fuori luogo.

Più che un ritorno infatti, quello della band piemontese è un vero e proprio esordio, nonostante gli oltre trent’anni di carriera. Nato a Torino nel 1983, il gruppo fondato dal bassista Lordcarl, dopo i due demo iniziali “Explorers Of The Metal” e “None Is Back… But Us”, ha atteso addirittura il 2013 per dare nuovamente fuoco alle polveri con l’EP “The Awereness”, seguito dal qui presente “The Bianca Trouble Landing”, primo vero full-length.

Un viaggio lungo poco meno di un’ora caratterizzato dagli ingredienti tipici dell’heavy metal in quanto tale: riff rocciosi, veloci ripartenze, passaggi più cadenzati, mischiando l’anima più seriosa e metallica dello spirito british a quello più spensierato e melodioso del metallo a stelle e strisce.

Dodici tracce, tra cui trovano posto alcuni brani (tre per la cronaca), già presenti nel precedenti EP, rivisti in toto dalla band e riarrangiate da Marco Strega, produttore dell’intero album, ma veniamo a noi.

Dopo l’intro spaziale, dove riceviamo da una ricetrasmittente informazioni sull’imminente missione, è proprio “None Is Back” a lanciare in orbita il missile targato N.I.B.. Pezzo non rapidissimo ma ben incalzante: riff classici che ben si accordano con la voce acuta, ma non troppo pulita, di Phil ‘The Steel’.

Che le radici della band torinese affondino in quel metal ottantiano, sulla tratta GB/USA, ce lo ricorda la successiva “Story Of The Shotgun”, in cui, in chiave moderna, un certo spirito della NWOBHM riaffiora soprattutto nelle strofe, lasciando invece spazio a sonorità maggiormente d’oltreoceano in sede di ritornello.

Refrain orecchiabili, che diventano dei veri e propri cori nella rocciosa “We Were Warriors”, brano sostenuto che si lascia ascoltare volentieri, pur senza grossi scossoni alla colonna vertebrale.

Venature più metalliche ed oscure sono quelle caratterizzanti “No Compromise”, pezzo che comincia ad alzare l’asticella qualitativa dell’album, il cui punto di forza lo trova in “Angel’s Attack”; il coro gregoriano apre le porte ad un mix di power ed heavy classico, tra spunti teutonici alla Helloween/Gamma Ray che ammorbidiscono riff spediti sulla perenne linea della robustezza.

Versatili, gli N.I.B., i quali con “My Worst Enemy” accarezzano pure i lidi dell’hard rock, regalandoci una song dal Bon Jovi-style. Ora, assodata la capacità del quintetto torinese, è pur vero che una certa ripetitività nei brani alla lunga si nota ed allora canzoni come “Right” (in particolar modo) e la successiva “I Stand Alone” risultano superflue in confronto ad “Horror From Within”, il cui tiro lo porta ad essere uno dei pezzi migliori dell’intero lotto.

E se la non troppo convincente “Playin’ On” porta i piemontesi ad accarezzare le onde della tipical ballad, la manowariana “But Us”, chiude un debutto tutto sommato convincente. Come scritto qualche riga sopra, alcune ripetizioni ritmiche, oltre ad una lunghezza di certi brani talvolta superiore al dovuto, hanno portato una dose di prolissità non sempre piacevole; ciò non toglie che l’equipaggio cosmico ha ormai preso il volo.

La missione è definitivamente partita e, a questo punto, ‘None Is Back’.

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    By | 2017-07-28T11:30:20+00:00 luglio 28th, 2017|Recensioni|0 Comments

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